Il richiamo dell’acqua

Il richiamo dell’acqua

IL RICHIAMO

DELL’ACQUA

La Storia

L’acqua, il territorio, l’ambiente, la cultura, la consapevolezza. Per costruire una visione d’insieme e dare più futuro a noi stessi e alla nostra Terra.

Nicoletta Guida

 

Un po’ di me
Ciao, sono Nicoletta, ho conseguito la laurea Magistrale in Ingegneria Civile per l’Ambiente e il Territorio presso il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno.
Attualmente sono  apprendista ingegnere per le fonti rinnovabili e svolgo la mia professione tra Campania e Basilicata.

Il titolo che ho voluto dare alla mia storia, il richiamo dell’acqua, è la citazione di un testo/racconto del mio autore preferito, Italo Calvino. 

L’elemento centrale di questa mia storia è l’acqua, l’acqua che trova sempre la propria strada e segue sempre il cammino più breve per arrivare alla meta, l’acqua che mi ha accompagnato nel mio percorso di vita e di studio. 

Ho svolto attività di volontariato in Burkina Faso (2008) con il gruppo ONLUS di “Shalom” e in Uganda (2019), lavorando con l’ONG “WeDev Water” eV. Il fatto che io sia ancora membro sia del gruppo Onlus che della ONG credo suggerisca a questo proposito qualcosa di significativo.

Ho partecipato a campagne topografiche nella zona rurale del Distretto di Mityana in Uganda, al fine di migliorare le condizioni di accesso alla risorsa idrica locale per un villaggio di circa cento abitanti, e questa esperienza è stata argomento della mia tesi magistrale, sviluppata presso la AECOM GmbH di Kaiserslautern, in Germania.
Precedentemente, sono stata tirocinante presso la Iren SpA con cui ho sviluppato la tesi triennale studiando l’interazione tra il Bacino Carsico del Medio Bussento e l’impianto idroelettrico a servizio dell’omonimo fiume.

L’acqua come bene essenziale per la vita. L’acqua come diritto e non privilegio. L’acqua come richiamo di civiltà. Per tutti. Ecco, se vogliamo trovare un filo conduttore, lo cercherei qui.

Sono concetti, questi, spesso dimenticati da noi cosiddetti civilizzati, che pensiamo di poter obbligare l’acqua a percorrere le strade che più ci fanno comodo, provocando per questa via innumerevoli danni a noi stessi, al territorio, all’ambiente in cui viviamo.

Ho deciso di scrivere sulle mie scarpe questa storia perché vorrei portarla lungo i percorsi dell’acqua che ho conosciuto, per raccontare il valore e l’importanza del territorio, della sostenibilità, dell’ambiente.

Penso innanzitutto ai percorsi carsici del Fiume Bussento, dove sono nata, lungo le sue gole e i suoi percorsi sotterranei fino ad arrivare al mare. Ma penso anche alle effimere risorse del Burkina, dove ho cominciato a capire quanto non sia scontato il concetto di diritto all’acqua, o alla ricca Uganda e alla sua bellissima e fertile terra, dove è così facile trovare l’acqua ma è così difficile trasportarla e conservarla integra.

La frase che ho scelto per sintetizzare la mia storia che cammina vuole ricordare la forza ambivalente dell’acqua, indispensabile alla vita di ogni essere vivente e che però, se non è trattata con rispetto, può essere portatrice di distruzione e morte.

 

IUMU SURDU, NU PASSA CA TI NIECHI

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