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Al mio papà

Al mio papà

AL MIO PAPÀ

La Storia

La storia che cammina del piccolo Vincenzo per papà Luigi.

Ho pensato come titolo “Al mio papà”.
Questa storia cammina perché le scarpe cammineranno insieme al mio papà.
Questa storia la vorrei dedicare a tutti i bambini
che hanno il papà che lavora lontano
e come me gli manca tantissimo.

Vincenzo

lamiastoria@scritte.blog

 

Come posso raccontarti un tramonto

Come posso raccontarti un tramonto

COME POSSO RACCONTARTI

UN TRAMONTO

 

La Storia

La mia storia è un viaggio “al di là della collina”, un viaggio che richiede tempo, determinazione, voglia di andare e di guardare avanti ogni giorno, passo dopo passo.

Valentina Campi

Il mio è un viaggio che parte da quando ero piccola, mio padre mi portava in montagna e camminavamo per ore, e quando ero stanca gli chiedevo quando saremmo arrivati, e lui mi rispondeva al di là della collina.

Scollinando, gli chiedevo ancora “papà, tra quanto arriviamo?”,  e lui mi rispondeva ancora “al di là della collina”. 

La verità è che per arrivare dove vuoi arrivare ci vuole tempo, ci si arriva un passo dopo l’altro, studiando il percorso.

Questo mi ha insegnato che nella vita, puoi anche trovare dei bivi, ma se hai in mente una meta devi fare un cammino con i giusti tempi, risparmiando fiato.

Tutto ha un inizio, e facendo un passo dietro l’altro arriverai in cima alla vetta e da lì potrai vedere albe e tramonti mozzafiato.

È importante raggiungere la vetta, ma più importante ancora è ciò che impari durante il cammino. È per questo che quando arriverai alla vetta e vedrai il tramonto non potrai spiegare l’emozione che provi, perchè devi viverlo, passo dopo passo.

La mia storia la voglio portare, con le persone che seguo, al mio team di lavoro, per dire che per raggiungere i propri obietti personali di salute e di benessere bisogna guardare avanti, pianificare le mete, proprio come in un viaggio, dandosi il giusto tempo per non avere frustrazioni e godere del cammino che si sta facendo.

Perché il vero senso del viaggio è nel cammino, quello che faremo insieme.

Per concludere voglio ricordare che il mio cammino è stato fortificato dagli insegnamenti di cinque persone fondamentali nella mia vita: mio padre Franco, mia madre Alba, mia sorella Emanuela, il mio compagno di vita Vincenzo e, nonostante la sua tenera età, mia figlia Mathilde. Da ognuno di loro ho ricevuto uno zaino di insegnamenti che portò gelosamente con me. Grazie.

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I valori di Giovanni, la Fabbrica e Scritte

I valori di Giovanni, la Fabbrica e Scritte

I VALORI DI GIOVANNI,
LA FABBRICA E SCRITTE

La Storia

La mia passione per le scarpe nasce da quello che è riuscita a creare la mia famiglia, i miei genitori e i miei zii, praticamente
dal nulla.

Giovanni Fiscina

Un po’ di me
Giovanni Fiscina, 28 anni, sono nato e vivo da sempre a Caselle in Pittari e lavoro con orgoglio e soddisfazione nell’azienda di famiglia. Amo la musica e il lavoro in campagna, mi piace lavorare la terra con mio padre, mi rilassa, mi fa sentire bene con me stesso. A  Settembre mi sposo.

Patrizio Dolci

Amo molto i valori della mia famiglia, sono molto legati ai valori, quindi per me sposarmi, creare una famiglia, dare ai miei figli i valori dei miei genitori e quelli dei genitori di Martina è un orgoglio grande, mi dà la forza di andare avanti e di continuare a lottare sempre, secondo me arrivati a un certo punto si fa tutto per i propri figli. […]

Mi sveglio la mattina e alle 7:00 sono già in fabbrica con mio padre. Vedere la fabbrica ancora chiusa, vuota, a me piace proprio tanto, tanto tanto tanto. Mi dà stimolo, mi dà tante idee vedere la fabbrica vuota, poi, una volta che arrivano gli artigiani, siamo in grado di fare cose veramente belle. Come voi mi avete insegnato, quando siamo in grado di dare certi tipo di risposte il lavoro ben fatto viene da sé. Veder nascere una calzatura, e poter seguire la sua realizzazione dalla A alla Z, per me è una grande soddisfazione. 

Giovanni Fiscina

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Caro Walter Benjamin

Caro Walter Benjamin

CARO
WALTER BENJAMIN

La Storia

Questa storia cammina sui passi di Walter Benjamin, pensatore, filosofo, scrittore e critico letterario. Con Benjamin apriamo un nuovo cantiere, ScritteLab, e inauguriamo una nuova serie, le Storie D’Autore.

Giuseppe Jepis Rivello
Vincenzo Moretti
Giuseppe Cacetta Pellegrino

 

Caro Walter Benjamin,
Queste scarpe le abbiamo sognate e disegnate per te, proprio come dovessimo regalartele. Questa lettera invece la stiamo scrivendo proprio come se dovessi leggerla tu. Anzi ci piace pensare che la leggerai.

Da qualche mese abbiamo preso il vizio di scrivere storie sulle scarpe, in realtà le incidiamo, incidiamo sulla pelle, una pratica che non abbiamo ricevuto in dono ma che abbiamo acchiappato al volo, mettendo insieme dei bravi artigiani e la nostra voglia di scrivere storie. Sei il primo al quale decidiamo di dedicare una scarpa d’autore. Perché proprio a te? Perché partire proprio da te?

Perché un po’ ci piace pensare che tu ci abbia ispirato. Non direi che siamo artisti, piuttosto artigiani e narratori che riproducono le loro piccole opere per donarle al gioco infinito della materia che tocca il cuore trasformandolo nel nostro “sesto senso” collettivo.

Le Storie che camminano e le Storie in spalla sono opere riproducibili eppure uniche, perché appartengono a una vita e a tutte le vite, come solo l’arte sa fare, come solo l’arte sa essere, unica ed universale. 
Quando hai scritto che “la moda è l’eterno ritorno del nuovo” non potevi immaginare che dei nani piccoli piccoli come noi si arrampicassero sulle spalle di un gigante come te per fare un passo o mille insieme, e ripensare alle tue orme, ritrovarle nei nostri cuori, inciderle sulle nostre scarpe, che poi sono le tue, e di tutti quelli che ti hanno amato e ti ameranno ancora.

La vita è unica e universale e i nostri passi ne scandiscono il ritmo.
Questa scarpa la doniamo a te, immaginando che tu, da qualche parte, la possa indossare e possa magari sussurrare, al microfono di una radio, che si, ci sono dei pazzi che scrivono storie sulle scarpe e che sognano di fare scarpe per raccontare passi che non finiranno mai di andare.

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Un meraviglioso gioco a tempo

Un meraviglioso gioco a tempo

UN MERAVIGLIOSO GIOCO A TEMPO

La Storia

La mia storia è un invito a vivere adesso, perché oggi è il giorno che ieri chiamavi domani e la vita è un meraviglioso gioco a tempo.

Marco Magnani

Un po’ di me
Sono nato 59 anni fa a Lucca da Alba Centoni (Pittrice) e Costantino Magnani (Maestro elementare,  Direttore didattico e Poeta). Dopo le scuole dell’obbligo mi sono diplomato in ragioneria e ho frequentato la facoltà di Scienze Politiche di Firenze, dove ho conosciuto alcuni prof. straordinari che mi hanno aperto un nuovo punto di vista sulla Vita.

Ogni storia è come un fiume, nasce e scorre in cerca del suo mare.
Nel suo percorso, a volte tortuoso, si arricchisce di esperienze e altre storie e diventa più bella.
Si mostra attraversando montagne, vallate, pianure e città, per raggiungere il suo mare. Lì trova le altre storie e insieme a loro racconta la storia del mondo.

Penso che le persone incontrino le storie quando le stiano cercando e ne abbiano bisogno. Credo, pertanto, che la mia storia arrivi alle persone che la stiano cercando e ne abbiano bisogno, proprio come è successo a me con molte storie che ho incontrato.

A volte la storia di una persona può cambiare la vita di molte altre, sensazione meravigliosa di utilità per gli altri.

Qui di seguito due versioni a scalare dall’originale che esprimono il concetto della storia che voglio raccontare.

FALLO ADESSO, PERCHE’ LA VITA E’ UN MERAVIGLIOSO GIOCO A TEMPO!

FALLO ADESSO, LA VITA E’ UN MERAVIGLIOSO GIOCO A TEMPO!

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Finis Amoris

Finis Amoris

FINIS AMORIS

La Storia

Questa storia racconta la famiglia Finamore, una famiglia dalle radici antiche, come testimoniano i documenti ufficiali, che la collocano alla fine del 1100.  

Domenico Finamore

1191. L’eredità di un cognome, un sigillo d’amore per il futuro.

La storia della famiglia Finamore è una testimonianza molto antica che affonda le radici, stando ai documenti ufficiali, intorno alla fine del 1100.

Un uomo il cui nome latinizzato è Finis Amoris compare come parte in un atto rogato a Genova il 3 settembre 1191. Dalle frasi contenute nei suddetti atti, si rileva che Finis Amor è al nominativo; il significato della parola è confine, terra, fondo, Amoris è genitivo, ne risulta: Terra dell’Amore.

Paolo Interiano, nel Ristretto delle historie genovesi del 1558, annovera i Finamore tra i più antichi abitanti di Genova. Il loro stemma è sormontato dalla corona di nobiluomo al di sotto della quale la notte e la morte, rapprentati dal teschio e dalle ali di pipistrello, nulla possono contro il cuore eternamente illuminato e acceso dalla fiamma.

I Finamore erano proprietari terrieri e mercanti ed abitavano una domus fortificata poco distante dalla città, ma è solo con le crociate e i diplomi imperiali del Barbarossa nel 1162 e di Enrico VI nel 1191 che Genova si afferma militarmente ed economicamente, toccando con i suoi traffici il Marocco, la Siria, Costantinopoli e l’Europa interna.

Da quel momento, possiamo leggere numerosi atti notarili relativi a Finis Amoris, addirittura a Famagosta nell’isola di Cipro nel 1301, o nel 1395 a Caffa la principale base genovese in Crimea, ma è solo agli inizi del 1600 che i miei avi si affacciarono tra il Principato di Salerno e Napoli commerciando cereali e frutta secca.

Ragioni commerciali, dunque, li spinsero ad insediarsi nella splendida e mitica terra del Cilento, ed esattamente come le ville patrizie dominavano l’insenatura genovese, allo stesso modo essi scelsero il crinale del colle di Rocchetta, a Roccagloriosa, per edificare il proprio palazzo e una cappella privata gentilizia, nell’anno 1638.

Il legame della mia famiglia con Caselle in Pittari risale invece agli inizi del 1900 quando Giuseppe Finamore sposa Antonia Maria Risoli, nata nel 1876 in Caselle.

Da quel preciso istante, il cognome dei Finamore si lega indissolubilmente alla storia di Caselle in Pittari, un cammino che a tutt’oggi li mostra uniti da rispetto reciproco, onore, empatia e volontà di condividere la visione di un futuro in cui la memoria storica dei Finis Amoris non sia solo un marmoreo fregio araldico, ma il sigillo di un rinnovato ed eterno sodalizio d’amore.

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