RIONE SANITÀ

La Storia

Questa storia racconta un sogno fatto di bellezza e di comunità, di lavoro e di legalità, un sogno
che ogni giorno diventa realtà

Enzo Porzio

Questa storia cammina perchè coinvolge una comunità che si riappropria del suo destino. Camminando insieme si arriva lontano ed insieme stanno camminando le persone che, al Rione Sanità di Napoli, hanno avviato un vero e proprio percorso di cambiamento che parte dal basso. La Bellezza unisce valori ed intenti, sogni e bisogni, e soprattutto cambia la realtà.

Questa storia è dedicata a tutti i sognatori. A tutte le donne e a tutti gli uomini che credono che le cose possano cambiare.  A tutte le persone di ogni età, di ogni convincimento e di ogni genere che sono pronti ad impegnarsi per il bene comune. A color che provano sdegno per le ingiustizie e l’illegalità, a quelli che ogni giorno trovano il coraggio per fare qualcosa per cambiarle.

Mi ricordo quando cominciai a frequentare l’oratorio della parrocchia della Sanità, l’incontro che salvò la mia vita sociale e non solo. La parrocchia era molto attiva, scoprii che prima del mio arrivo c’erano stati dei preti ai quali tutti sembravano ancora molto affezionati. Nel 2000 anche padre Antonio Loffredo era appena arrivato alla Sanità, io e lui vivevamo la stessa fase di “inserimento” nel Rione solo che non lo conoscevo e quindi non potevo chiedergli consigli su come risolvere la situazione.
Fortunatamente la parrocchia era molto attiva, quei sacerdoti che avevano preceduto don Antonio avevano seminato tanto. Così tanto che le attività che avevano ideato e promosso continuavano senza sosta. In particolare le attività culturali, visite guidate amatoriali e visite serali teatralizzate. Una sera mi ritrovai quasi per sbaglio ad aiutare giovani più grandi di me impegnati in una visita serale alla basilica. La visita terminava con un buffet e io servivo il vino. Quella sera cambiò la mia vita perché da quel momento mi ritrovai sempre coinvolto nello staff che organizzava il buffet delle visite serali. Quel gruppo di ragazzi è poi diventato La Cooperativa La Paranza che oggi gestisce le catacombe di Napoli.

Iniziammo per gioco, in modo amatoriale. Ci occupavamo dell’organizzazione delle visite serali teatralizzate alla basilica della Sanità, organizzavamo tour guidati alle catacombe di San Gaudioso e viaggiavamo insieme quando capitava. Barcellona, Madrid, Parigi, Nizza, Berlino, Monaco, durante i tanti viaggi le relazioni fra me e i miei nuovi amici si stringevano a doppio nodo, il viaggio ci donava la consapevolezza di ciò che avevamo tutti i giorni sotto i nostri occhi. All’estero vedevamo cosa significava valorizzare un luogo d’arte, un museo, un posto semplicemente Bello e al ritorno comprendevamo quanto potenziale inesploso dormiva sotto la cenere del nostro Rione Sanità.
Eravamo giovanissimi e con tanta energia e con una domanda che pesava come un macigno sul nostro futuro: cosa faccio da grande? O meglio, da grande cosa posso fare a Napoli?
Mentre ci ponevamo questa domanda fu un’altra domanda a darci la risposta. Un gruppo di persone che portavamo abitualmente in visita alle Catacombe di San Gaudioso ci chiese la fattura per pagare i nostri servizi di accompagnamento ma noi eravamo un gruppo di amici che aveva piacere a stare insieme e che amava il proprio rione, la partita iva ci mancava.

Don Antonio ci insegnò che in una cooperativa ognuno è responsabile delle proprie azioni e tutti i componenti contribuiscono nella stessa misura al raggiungimento degli obiettivi. Ci insegnò anche che in una cooperativa sociale l’obiettivo non era l’utile ma la crescita delle persone. Ci insegnò questa strana forma giuridica poco diffusa al Sud che però noi sentivamo perfetta per noi, per il nostro modo di essere e di confrontarci con il mondo. Decidemmo che avevamo tutto il tempo per investire in noi stessi e di sbagliare. Cominciammo a sognare immaginando centinaia di migliaia di turisti che attraversavano il rione Sanità per scoprirne le bellezze. Cominciammo a credere che il sogno sarebbe potuto diventare realtà, sarebbe stata solo questione di tempo e noi avevamo tutto il tempo …

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