IL LAVORO BEN FATTO

La Storia

Questa scarpa è stata scritta per raccontare che cos’è il Lavoro Ben Fatto, perché è bello, è giusto, ha senso, è possibile e, soprattutto, conviene. 

Vincenzo Moretti

 

Un po’ di me
Vincenzo, sociologo e Narratore. Sono nato nel 1955 da Pasquale, operaio elettrico, e Fiorentina, casalinga. Le persone, il lavoro, la narrazione e i rapporti umani sono i muri maestri della mia vita. Desidero quello che ho e continuo ad avere voglia di cambiare il mondo.
vincenzomoretti.it

Questa storia cammina da quando avevo 12 anni e non si ferma mai. Cammina con la mia famiglia da tre generazioni. Cammina con le persone e i luoghi che incontro. Cammina con le comunità e le organizzazioni con cui lavoro.
Gli eroi di questa storia sono le persone normali, quelle che ogni mattina si alzano e fanno bene quello che devono fare, qualunque cosa debbano fare, e non lo fanno perché si aspettano di avere un premio, ma perché è così che si fa.
È grazie a queste persone, che sono tante, che non mi stanco mai di camminare insieme alla mia piccola grande storia.

Il lavoro ben fatto è il suo Manifesto.
Perché qualsiasi lavoro, se lo fai bene, ha senso.
Perché nel lavoro tutto è facile e niente è facile, è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore.
Perché ciò che va quasi bene, non va bene.

Il lavoro ben fatto è bello, è giusto, ha senso, è possibile e soprattutto conviene.

Il lavoro ben fatto è quando ognuno fa bene quello che deve fare e tutto funziona come deve funzionare.

Il lavoro ben fatto è Lorenzo, il muratore che ad Auschwitz salva la vita a Primo Levi. Lui li odia i tedeschi, odia la loro lingua e la loro cultura, però ogni volta che gli dicono di costruire un muro lo tira su forte e dritto.

Il lavoro ben fatto è la sera quando metti la testa sul cuscino e sei contento.

Il lavoro ben fatto è Paul Jobs che spiega al figlio Steve perché anche la parte che non si vede degli armadi deve essere bella e fatta bene.

Il lavoro ben fatto è mio padre che, dopo averci passato lo stucco e la carta vetro, accarezza con la sua mano callosa la parete perché “se non è liscia come dico io non la pitto”.

Il lavoro ben fatto è Nuto che ne La luna e i falò di Pavese dice  che “l’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa”.

Il lavoro ben fatto è Mastro Giuseppe che aggiusta le cose.

Il lavoro ben fatto è il futuro dei nostri figli. E delle generazioni che verranno.

Il lavoro ben fatto siamo noi che abbiamo ancora voglia di cambiare il mondo.

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lamiastoria@scritte.blog